La Masseria e il Baglio — Veduta d'Epoca
Fotografia storica di un complesso masserizio raccolto attorno al baglio: magazzini, stalle e casa padronale nel paesaggio agrario dell'interno siciliano.
Non è possibile scindere la storia di Tudiotta da quella di Tudia. Dalla masseria come unità produttiva del mondo rurale siciliano alla vicenda millenaria del feudo di Tùzia: un percorso tra archeologia, documenti federiciani e le grandi famiglie dell'aristocrazia isolana, fino ai proprietari del Novecento.
Le masserie derivano, in molti casi, dai casali arabi, riorganizzati dai nuovi feudatari, insistenti nel territorio siciliano dal IX secolo. Della loro esistenza già dal XIII secolo attestano le norme emanate da Federico II, che le organizzavano nelle terre feudali come centri operativi. Dal XVII secolo esse divennero fondamentali per la gestione della cultura cerealicola e per la produzione casearia: al loro interno si concentravano gli edifici necessari alla direzione dei lavori agricoli e zootecnici, alla conservazione del grano e al suo trasporto per la vendita, nonché per la produzione e la conservazione dei formaggi.
Le costruzioni erano disposte attorno a un ampio cortile centrale quadrato, chiamato baglio, di dimensioni tali da consentire le operazioni di carico e scarico, l'organizzazione e la logistica per il trasporto, lo smistamento dei prodotti. In genere le dimensioni erano almeno 20 metri per lato e sull'ampio cortile si affacciavano le stalle, i magazzini, i depositi per gli attrezzi, la colombaia e altri ambienti comuni come cucina, forno e locali per la produzione e conservazione del formaggio. Su un lato stava la casa padronale, in genere su un piano sopraelevato, e accanto, l'alloggio del massaro. I lavoranti alloggiavano all'interno dei magazzini delle attività produttive e dormivano in apposite strutture dette giucchene.
La masseria era dunque un'unità produttiva e logistica autosufficiente, circondata da mura per la difesa, e a cui si accedeva da un grande portone in legno, sormontato da una lunetta e dallo stemma della famiglia proprietaria, in genere nobile. Un lungo androne voltato fungeva da vestibolo, e accedeva al baglio. L'unico edificio sopraelevato, come accennato, era la dimora padronale, aveva i balconi e le finestre, e il proprietario vi soggiornava insieme alla famiglia in estate.
Nella masseria vivevano stabilmente soltanto gli addetti ai lavori: il soprastante, il curatolo, il campiere e gli operatori impegnati nella produzione del formaggio, come il ribattiere e lo zammataro.
Non è possibile scindere la storia di Tudiotta da quella di Tudia. L'attuale borgata di Tudia ha storia molto antica. Nel suo territorio sono stati rinvenuti numerosi reperti risalenti all'età greca e romana: frammenti di stoviglie in ceramica d'uso domestico, piccoli contenitori vitrei, monete romane. Tali testimonianze, unite alla presenza nelle vicinanze di siti come le masserie di Tudiotta, Susafa, Ciampanella anch'esse di rilievo archeologico, fanno ipotizzare che Tudia possa derivare da un insediamento di epoca romana.
Tudia, insieme a Manchi, Vicaretto e Chibbò, faceva parte della baronia di Castel Belìci, suffeudataria della contea di Collesano. Esiste un diploma federiciano del 1231 sottoscritto dall'Imperatore stesso, nel quale sono descritti i confini del territorio di Polizzi Generosa, e si citano i feudi di Tutia e di Parva Tutia, ossia la «piccola Tudia», identificabile con Tudiotta. Una successiva attestazione del 1702, redatta dai giurati delle due Petralie, include Tùtia tra i feudi ricadenti sotto la giurisdizione di Petralia Sottana. Dal 1947 il territorio della contrada risulta amministrativamente diviso tra Petralia Sottana e Castellana Sicula.
Il nome con cui il feudo viene nominato nelle antiche fonti è Tùzia, frequentemente attestato negli atti storici. L'antica denominazione Tùtia dovrebbe risalire alla dominazione araba: il termine arabo Al tuwt indica il gelso, pianta diffusa nell'area e fondamentale per l'allevamento dei bachi da seta. Con il tempo, la grafia originaria venne fraintesa come se fosse di matrice latina — forse associata alla vestale romana Tuzia — e trascritta come Tùzia. Nelle carte del XVIII secolo compare persino la variante Tuzea.
Nel corso dei secoli il feudo fu detenuto da alcune tra le più influenti famiglie dell'aristocrazia siciliana. Nel 1541 Tudia fu acquistata da Giovanni Notarbartolo, barone di Villanova e vicario generale per la Val Demone, esponente di una famiglia di origine alsaziana stabilitasi a Polizzi, dove ancora oggi si conserva il palazzo omonimo. Nel 1562 il feudo passò ad Antonio d'Aragona Moncada, duca di Montalto e conte di Collesano, che nel 1627 lo destinò al figlio, il cardinale Luigi Guglielmo d'Aragona Moncada. Nel 1635 Tudia fu ceduta a Vincenzo Curti (o Curto), appartenente a una famiglia di conti e cardinali di origine francese con un ramo stabilito in Sicilia. Nel 1654 il feudo venne elevato a baronia e i Curti ne mantennero il titolo fino al 1697, quando subentrarono i Sammartino Ramondetta attraverso un matrimonio.
Nel 1748, per via ereditaria, il possedimento giunse a Bianca La Farina, figlia di Isabella Sammartino Ramondetta, che sposò Girolamo Filangieri, principe di Cutò, e successivamente al nipote Alessandro Filangieri. In seguito la baronia passò ai Mastrogiovanni Tasca, conti di Almerita, perché Giovanna Nicoletta Filangieri, baronessa di Tuzia, sposò Lucio Mastrogiovanni Tasca.
Nel 1910 la famiglia Pucci di Benisichi, che già soggiornava l'estate a Tudiotta, acquistò dagli eredi Mastrogiovanni Tasca una parte dell'antico feudo di Tudia. Nello stesso anno, l'area comprendente la masseria e le terre circostanti fu acquistata da Don Liborio Di Salvo; il bene passò poi al figlio Vittorio e successivamente alla figlia Giuseppina Di Salvo - Li Destri. Quest'ultima sposò il marchese Antonio De Gregorio e, rimasta vedova nel 1965, assunse personalmente la gestione della proprietà, preservandola e rinnovandola prima di trasmetterla ai propri discendenti.
Le masserie di Tudia e Tudiotta nelle fotografie d'epoca e di oggi. Tocca l'icona su ogni immagine per vederla ingrandita.
Fotografia storica di un complesso masserizio raccolto attorno al baglio: magazzini, stalle e casa padronale nel paesaggio agrario dell'interno siciliano.
Il complesso masserizio nel paesaggio agricolo di oggi: la struttura compatta attorno al cortile centrale domina i campi coltivati delle alte Madonie.
La masseria Tudia in una fotografia d'epoca: gli edifici in pietra, il portale d'ingresso e la palazzina padronale.
Il baglio interno di Tudiotta in una fotografia degli anni Sessanta: il cortile acciottolato e la fontana in pietra al centro della vita della masseria.